Si è aperto davanti al Tribunale collegiale di Perugia il processo a quattro uomini coinvolti in un’inchiesta sul presunto reperimento e trasporto di cavalli destinati alla macellazione illegale.
Al centro del procedimento ci sono le condizioni in cui gli animali sarebbero stati trasportati e le registrazioni dei loro spostamenti nella Banca dati nazionale degli equini.
Secondo la Procura, i maltrattamenti contestati riguarderebbero più di cento equini.
L’accusa descrive trasporti effettuati in condizioni disagevoli, tenuto conto dei mezzi impiegati, della durata dei viaggi e dello stato degli animali.
Alcuni cavalli sarebbero morti; altri, sempre secondo l’imputazione, sarebbero stati abbattuti nell’ambito di una macellazione ritenuta illegale.
La Procura contesta inoltre la commercializzazione di carni che, per ragioni sanitarie, non avrebbero dovuto essere destinate all’alimentazione.
Un altro punto dell’inchiesta riguarda la tracciabilità dei cavalli.
A due degli imputati sono contestate, in relazione ai rispettivi allevamenti, registrazioni di trasferimenti che secondo l’accusa non sarebbero mai avvenuti.
Per uno di loro, la Procura sostiene che la successiva eliminazione degli animali dalla banca dati sarebbe passata attraverso il cosiddetto «codice Z».
I reati contestati ai quattro uomini, a vario titolo e quindi non indistintamente a ciascuno, comprendono associazione per delinquere, maltrattamento e uccisione di animali, commercio di cose pericolose per la salute e falsità ideologica in pubblici registri.
L’accusa di associazione per delinquere riguarda due degli imputati.
Per altre persone coinvolte nell’inchiesta si procede separatamente.
È la ricostruzione della Procura, che dovrà essere verificata nel contraddittorio del processo.
Per i quattro imputati vale la presunzione di innocenza fino a un’eventuale condanna definitiva.
Fonte della notizia e delle contestazioni riportate: Umbria24, 23 settembre 2026.
























